Corelli vs Vivaldi – La Follia

La follia è un tema musicale di origine portoghese tra i più antichi della musica europea, originato nei secoli XVI e XVII. Per estensione follia è passato ad indicare anche una musica folk delle isole Canarie o una Folia de Reis brasiliana cantata durante la celebrazione della fine della schiavitù nel XVIII secolo, che si svolge dal 24 dicembre al 6 gennaio.

La prima composizione nota basata su questo tema risale alla metà del XVII secolo, ma il tema è certamente molto più antico. Alcuni testi teatrali del rinascimento portoghese, tra cui alcuni di Gil Vicente, menzionano la follia come danza ballata da pastori e contadini. L’origine portoghese è confermata dal trattato del 1577 De musica libri septem di Francisco de Salinas.

Si distingue tra la “primitiva follia”, che può assumere diverse forme, e la più conosciuta “tarda follia”, che è rimasta famosa nella musica colta fino ai giorni nostri. La tarda follia è una progressione accordale (apparsa forse per la prima volta nella canzone anonima Rodrigo Martinez, Cancionero de Palacio, 1475-1516), che sostiene un tema melodico preciso. Su questa struttura l’esecutore era libero di improvvisare. Caratteristica della tarda follia (conosciuta anche come Folies d’Espagne in Francia e Faronel’s Ground in Inghilterra) è quella di essere basata su una passacaglia, mentre la linea melodica prende la forma di una sarabanda lenta in tempo di 3/4. Le variazioni possono presentare tempi e linee melodiche le più svariate. Gli esempi cinquecenteschi di tarda follia comprendono lavori di Juan del Encina nel 1520, Diego Ortiz nel 1553 e Antonio de Cabezón nel 1557.

Girolamo Frescobaldi inserì una serie di variazioni (partite) sopra folia nel Primo libro di toccate d’intavolatura di cimbalo et organo (Roma 1637), ma il tema non è quello della tarda follia. Si dice che il primo ad introdurre il tema della tarda follia nella musica colta sia stato Jean-Baptiste Lully. Nel corso di tre secoli, più di 150 compositori l’hanno usato nelle loro composizioni. Lo stesso Lully nel 1672, in collaborazione con Philidor, Arcangelo Corelli nel 1700 (Sonata per Violino op. 5 n. 12), Marin Marais nel 1701(Pièces de Violes, 2de Livre), Antonio Vivaldi nel 1705 (Sonata op. 1 n. 12), Alessandro Scarlatti nel 1710 e Johann Sebastian Bach nella Cantata dei contadini BWV 212 del 1742 sono coloro che hanno raggiunto le più alte vette nella variazione di questo tema. Tra i compositori dell’età classica va ricordato Antonio Salieri, con le spettacolari 26 Variazioni per orchestra. Di grande bellezza la sarabanda dalla Suite per clavicembalo in Re minore n. 11 di Georg Friedrich Händel (arrangiata per archi, timpani e basso continuo da Leonard Rosenman), utilizzata nella colonna sonora del film Barry Lyndon di Stanley Kubrick. Una versione per chitarra è stata interpretata da Andrés Segovia.

Nel XIX secolo la popolarità del tema diminuisce alquanto, ma esso ricompare, più o meno modificato, qua e là, per esempio nella Quinta Sinfonia di Beethoven e nella Danza Macabra di Liszt. Il tema torna decisamente ad attirare l’interesse di alcuni compositori in pieno XX secolo con le Variazioni su un tema di Corelli di Sergej Rachmaninov, per pianoforte (1931), e in Preludio, Tema, Variaciones y Fuga di Manuel Ponce, per chitarra (1930). Successivamente esso è stato usato da vari compositori, tra i quali Vangelis nel film 1492: la conquista del paradiso.

fonte: Wikipedia

Note storiche Arcangelo Corelli

Nacque a Fusignano, presso Ravenna, e trascorse la giovinezza a Bologna (perciò fu detto “il bolognese”), ma intorno al 1675, e per il resto della sua vita, si trasferì a Roma, sotto la protezione della regina Cristina di Svezia e dei cardinali Pamphilj e Ottoboni. Grande virtuoso del violino, Corelli fu il primo nelle sonate e nei concerti, a definire la posizione del solista posto a confronto con un insieme strumentale di dimensioni variabili.
Le sue raccolte di Sonate a tre (op. 1-4), di Sonate per strumento solista (op. 5) e di Concerti Grossi (op. 6) furono dei classici di riferimento per tutti i compositori dell’epoca.

« Handel, come tutti, deve molto ad Arcangelo Corelli: i suoi concerti sono la continuazione diretta dell’opera dell’italiano. Per tutta la vita Handel rimase fedele alla tradizione che culminava nelle sue composizioni, dotate di raffinatezza e di classico equilibrio » (Lang).

Nel maggio del 1707 Handel realizzò, su testo del cardinale Pamphilj, l’oratorio allegorico Il Trionfo del Tempo e del Disinganno, che venne rappresentato in casa Ottoboni sotto la direzione di Corelli. Un gustoso aneddoto narra come questi si trovò in notevole difficoltà nell’eseguire l’ouverture scritta da Handel, che indispettito gli strappò il violino di mano e suonò egli stesso il brano: « Ma, caro Sassone, questa musica è nel stilo francese, di ch’io non m’intendo » ribatté un costernato Corelli. Handel dovette così rimpiazzare l’Ouverture con una sinfonia in stile italiano…

Fonte: http://www.haendel.it/compositori/corelli.htm

Note storiche Antonio Vivaldi

Celebre violinista e compositore, figlio di un violinista della cappella ducale di San Marco, Antonio Vivaldi nacque a Venezia il 4 marzo 1678. Non si sa quasi nulla della sua infanzia:fu probabilmente allievo del padre, ma anche di Legrenzi (maestro di cappella in San Marco dal 1685 al 1690). Ricevuti gli ordini minori fra il 1693 e il 1696, nel 1703 è ordinato prete, e questo particolare, unito alla sua selvaggia capigliatura rossa (che campeggia anche in alcuni celebri ritratti, insieme al suo profilo deciso), gli valsero il soprannome di “Prete rosso”. Un appellativo temprato anche dal tipo di musica, estremamente vivace, contagiosa e altamente virtuosistica che Vivaldi ha sempre saputo scrivere.

Intanto, però, a dispetto del famoso pseudonimo, una malattia molto misteriosa, di cui si preoccuperà tutta la vita, gli impedisce di esercitare il suo ministero e dopo un anno o due rinuncia alla messa. Secondo le sue stesse parole, sarebbe stato colpito da una certa “strettezza di petto”, senza dubbio una forma di asma allora sconosciuta, analoga forse alla “strictura pectoris” dell’antica medicina. Dal 1703 al 1740 è maestro di violino e di composizione, poi “maestro dei concerti” e “maestro di coro” al Seminario musicale dell’Ospedale della Pietà, una delle quattro famose scuole di musica veneziane per ragazze orfane, bastarde o abbandonate.

Queste giovani cantavano e suonavano con ogni strumento; facevano della musica la loro occupazione principale, disponevano dei migliori maestri e le loro esecuzioni erano quindi celebri in tutta Europa (Rousseau nelle sue “Confessioni” vanta i meriti delle scuole veneziane in termini ditirambici). Vivaldi si assenta a più riprese da Venezia: dal 1718 al 1722 per dirigere la cappella del principe di Hasse Darmstadt a Mantova, nel 1723 e nel 1724 per far rappresentare delle opere a Roma (dove suona davanti al Papa). Tra il 1724 e 1725 sparisce provvisoriamente dai registri dell’Ospedale della Pietà: periodo di viaggi sui quali si è male informati.

Visita comunque numerose città italiane e straniere (soprattutto in Germania e Paesi Bassi), sia in qualità di violinista che di impresario delle proprie opere (reclutando i cantanti, dirigendo le prove, controllando gli incassi). Le sue opere strumentali erano allora celebri ovunque, soprattutto le ormai celeberrime “Quattro stagioni” e il fondamentale, superbo, “Estro armonico”.

Nel 1740 decide di lasciare Venezia e giunge a Vienna, dove muore il 28 luglio dell’anno successivo, povero e solitario, rovinato, si disse, dalla sua eccessiva prodigalità. Alla sua morte e anche due o tre anni prima, questo geniale musicista, celebre in tutta Europa, era caduto improvvisamente nell’oblio più completo, oblio prolungato più di un secolo e che ha rischiato di diventare definitivo. Fortunatamente la riscoperta dell’opera di Bach (altro grande musicista dimenticato per quasi un secolo) rivelò ai musicisti tedeschi del secolo successivo le opere di questo misconosciuto Prete rosso, trascritte per l’appunto dal sommo Kantor. Poi, a partire dal 1905, alcuni musicologi (tra cui Marc Pincherle e Arnold Schering) studiarono metodicamente le opere pubblicate da Vivaldi ad Amsterdam e più tardi le centinaia di manoscritti (in gran parte autografi) acquistati nel 1919 dalla Biblioteca Nazionale di Torino (provenienti dalle collezioni private di M. Foà e R. Giordano, ma aventi per comune origine la biblioteca del conte Durazzo, morto alla fine del XVIII sec.).

La musica di Vivaldi, oltre ad essere di una brillantezza senza pari e di un’invenzione melodica spesso squisita, è assai importante anche sul piano storico e dal punto di vista dell’evoluzione delle forme. Il grande veneziano ha infatti dato forma e perfezione definitive al concerto solistico (del quale l’op. 8 di Torelli illustrava già le strutture), confermando la divisione tripartita e rafforzando la contrapposizione del “tutti” e dei “soli”, e soprattutto introducendo nella parte dei solisti una intensa espressività, un lirismo personale conosciuta in quel tempo soltanto nell’aria d’opera. Questo individualismo dei solisti (se ne possono avere diversi senza che debba trattarsi di un concerto grosso) si afferma spesso in uno stile brillante che non è senza parentela con il bel canto dell’opera veneziana o napoletana del tempo.

D’altra parte le sue “sinfonie” e i suoi “concerti ripieni” gli conferiscono una posizione privilegiata alle origini della sinfonia classica. In tutte le musiche strumentali una imprevedibile fantasia, una euforica vitalità, danno al genio di Vivaldi il carattere universale che gli impedirà sempre di invecchiare. Grande peso e indubbia rivalutazione è data anche alle sue opere teatrali, in passato considerate convenzionali e finalmente viste nella loro giusta luce.

Questa attività, sovente considerata di secondo piano, fu invece l’occupazione principale del musicista. Il suo spirito imprenditoriale lo portò spesso ad essere impresario di se stesso; nel 1715 era noto a Venezia come socio del teatro Sant’Angelo, dove si esibiva anche come primo violino. Nel 1718 passò a un teatro più famoso, il San Moisè; in entrambi face rappresentare alcune sue opere. Queste sue molteplici occupazioni gli procurarono non poche critiche, la più celebre delle quali fu quella adombrata nel pamphlet intitolato “Il teatro alla moda” di Benedetto Marcello. Tra il 1718 e il 1720 i suoi impegni lo portarono a Mantova; qui conobbe la cantante Anna Giraud, interprete principale delle sue opere. Il “Prete rosso” non ammise mai una relazione che travalicasse l’amicizia e l’assistenza sanitaria che la Giraud gli avrebbe offerto assieme alla propria sorella Paolina. Tuttavia, questa amicizia, che durò a lungo, provocò nel 1737 un richiamo da parte del cardinale Ruffo, legato apostolico a Ferrara.

Tornando alle problematiche legate alla sua rivalutazione, la scoperta relativamente recente della sua musica sacra ha rivelato qualche autentico capolavoro anche in questo campo, come ad esempio lo splendido “Gloria”. Infine non bisogna dimenticare che Haendel, Leclair e soprattutto Bach gli devono in gran parte la loro iniziazione alle forme più perfette della musica strumentale. Bach, per citare l’esempio più famoso, ha trascritto ben nove concerti di Vivaldi (sei adattati al clavicembalo, uno per quattro clavicembali e due per organo), a testimonianza dell’ammirazione che il Kantor portava per il bizzarro e vulcanico veneziano.

Fonte: http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=454&biografia=Antonio+Vivaldi

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