Articolo di Mario Rizzi
Per qualunque uomo o donna che abbia il dono, o la sventura, di possedere una mente avida di sapere, è della più grande importanza ottenere tutte le informazioni che desidera, affinché, quando le esigenze dell’intelletto sono soddisfatte, il cuore possa parlare. (Max Heindel)
Analizzare il comportamento della mente umana è certamente uno dei compiti più complessi che l’uomo possa affrontare.
Diversamente dall’indagine scientifica, fatta su un oggetto esterno, che può essere sempre condotta con un certo rigore, l’analisi della mente, portata avanti con l’ausilio della stessa mente, crea una serie di problematiche. L’osservatore e l’osservato non occupano più due posizioni spazialmente separate ma coesistono sia nel tempo che nello spazio, ciò, ovviamente, non permette quella obiettività di osservazione che sarebbe altamente auspicabile.
Per questi motivi, da millenni vi sono stati uomini che hanno pensato, parlato e scritto sul modo in cui essi interpretavano i processi mentali. Di certo il più antico trattato sull’argomento è la Bhagavad Gita, fu compilato in India e tratta di fatti risalenti al periodo anteriore di mille anni alla nascita di Gesù Cristo. In questo trattato si racconta di una battaglia, dei protagonisti e delle varie problematiche che essi incontrano. Questa battaglia è simbolica perché non viene condotta verso nemici esterni bensì verso quelli “interni” (vizi, passioni, desideri, ecc.), che ostacolano ed a volte impediscono una normale evoluzione della natura umana.
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